Caduti di Bovolone

L’elenco inedito dei caduti di Bovolone nella Prima Guerra Mondiale

Iniziamo a pubblicare la lista inedita di tutti i caduti di Bovolone della Prima Guerra Mondiale. La ricerca è stata fatta in maniera accurata da Piergiorgio De Guidi. Il 2014 sarà il centenario dell’inizio della Grande Guerra, chiunque avesse ulteriori informazioni o rettifiche sui nostri soldati morti in guerra può contattare i seguenti recapiti: tel. 045-7101448, mail: deguidip@tiscali.it o giornalelarana@hotmail.it. Passando foglio per foglio i documenti dei primi decenni del Novecento custoditi nell’archivio comunale di Bovolone, ogni tanto mi venivano in mano certificati che parlavano di soldati morti nella prima guerra mondiale. Sono andato al monumento dei caduti a controllare. Con mia grande sorpresa mi sono accorto che molti nomi non erano scritti su quel marmo. E così ho approfondito le ricerche per rendere omaggio a uomini e ragazzi sconosciuti, portati via dalla guerra, lontani da casa, dalla famiglia, dagli affetti più cari. Nell’archivio comunale di Bovolone non c’è un indice dei soldati deceduti sul fronte. Non esiste niente di simile negli archivi di Verona e di Roma. Il Ministero della Guerra, con una lettera indirizzata al sindaco di Bovolone in data 11 agosto 1928, si lamentava perché le nostre autorità non avevano mai spedito a Roma la lista, più volte richiesta, dei militari scomparsi. L’unica pubblicazione che ho trovato è “L’Albo d’Oro dei Militari Caduti nella guerra nazionale 1915 – 1918”, edita nel 1930. Ma la voluminosa opera presenta molte lacune e non è mai stata aggiornata. Scoraggiato dalle difficoltà volevo abbandonare l’indagine. Dentro di me sentivo però che non sarebbe stato giusto. Ho voluto allora andare avanti leggendo una montagna di documenti: certificati di nascita, di morte, di residenza, concessioni di pensione di guerra, ruoli matricolari, polizze di assicurazione, soccorsi giornalieri alle famiglie con figli alle armi, ricerche di dispersi e di prigionieri, domande di assistenza alle vedove ed agli orfani di guerra. Con grande costernazione vedevo l’elenco dei nomi crescere sempre di più. Emergevano storie agghiaccianti, terribili e commoventi. Pensavo: se questi poveretti potessero dire la loro, come si ridimensionerebbero certe idee! Questa è la vera storia raccontata dal silenzio dell’anima e dal sacrificio delle vite di questi nostri soldati e mi pare molto diversa da quella celebrata con le bandiere che garriscono al vento, con le sfilate e gli squilli di tromba. I soldati erano nella maggior parte contadini, gente semplice e povera che si accontentava delle piccole gioie del vivere. Il più giovane caduto è Lia Giovanni nato a Bovolone il 12 ottobre del 1899 e morto in combattimento quando aveva compiuto 18 anni da soli tredici giorni. Una vita valeva 1.000 lire: i nostri cinquanta centesimi. La cifra corrispondeva a tre mesi di stipendio di un bracciante! Tale era il risarcimento più alto versato dalle assicurazioni alle famiglie per i pochi che avevano potuto sottoscrivere una polizza. Ora c’è il problema del ricordo, o per meglio dire della dimenticanza. I nomi dei morti in guerra, nati o residenti nel Comune di Bovolone, scritti sui due monumenti di Bovolone e Villafontana sono 95: meno della metà rispetto al numero reale di 219. Questo significa che, senza contare i casi dubbi, 120 soldati deceduti non sono mai stati ricordati per il sacrificio della loro giovane vita. Piergiorgio De Guidi

Elenco caduti Prima Guerra Mondiale

ANTIGO SILVIO di Giovanni Battista e di Passaia Teresa, nato a Bovolone il 10 febbraio 1895. Alpino del 18° reggimento, 261ª compagnia mitraglieri, è fatto prigioniero durante i combattimenti sul monte Grappa il giorno di Natale, 25 dicembre del 1917. Quando è liberato, alla fine della guerra, si trova in condizioni di salute gravemente compromesse. Rimpatriato, è accolto prima nell’ospedale da campo angloamericano n. 68 e poi in quello italiano n. 199 di Trieste dove, per l’aggravarsi della polmonite, muore il 23 novembre 1918. È stato sepolto nel cimitero civile S. Anna di quella città. Aveva 23 anni. Circostanze in cui fu preso prigioniero Silvio Antigo. A sorpresa, mentre i soldati stanno preparandosi per il Natale, durante la notte del 24 dicembre del 1917, inizia un fortissimo bombardamento austriaco sul monte Grappa. Alle prime luci del giorno 25 dicembre, gli imperiali assaltano le nostre trincee. Il fortino nel quale si trova Antigo è preso d’assalto. La mitragliatrice, che nonostante il freddo intenso aveva la canna infuocata, si inceppa. Alcuni soldati sono uccisi; i pochi rimasti sono costretti ad arrendersi. È la notte nella quale gli angeli cantano la gloria di Dio e invocano la pace sulla terra, quale contrasto nel giorno.

BADIA CARLO di Luigi e di Nidari Enrica, nato a Bovolone il 30 marzo 1897. Soldato del XX corpo d’armata, 29ª divisione III sezione, è fatto prigioniero durate un combattimento avvenuto il 29 dicembre 1917. Internato a Josefstadt a Vienna, morirà in prigionia il 17 marzo 1918. Aveva 20 anni.

BADIANI PRIMO di Telesforo, nato a Bovolone il 18 novembre 1878. Soldato del 264° reggimento fanteria, è gravemente ferito durante un bombardamento dell’artiglieria austriaca. Portato all’ospedale da campo n. 35, morirà il 4 aprile 1917. Aveva 38 anni. Il suo nome non è scritto sul monumento dei caduti.

BALDI UMBERTO di Albino e di Martini Letizia, nato a Bovolone il 13 agosto1892 e residente a Villafontana. Apparteneva all’88° fanteria, matricola n. 3510. E’ fatto prigioniero il 25 ottobre 1917 (giorno della rivoluzione russa), durante l’offensiva austriaca che travolge il nostro fronte di guerra nella disfatta di Caporetto. Muore il 24 giugno 1918 in seguito ad esaurimento fisico (comunicazione del Ministero della guerra, direzione generale, ufficio II n. 204889 in data 24 novembre 1927). Era stato ricoverato inutilmente all’ospedale di Thalerhof, nelle vicinanze di Graz. Coniugato con Maestrelli Emilia aveva due figli, Bruno e Umberto. La situazione economica della famiglia è dichiarata dal Comune di Bovolone “miserabile”. Aveva 25 anni.

BALLOTTIN NATALE di Giambattista e di Mantovani Lucia, nato a Bovolone il 25 dicembre 1886, si era trasferito con la famiglia a Nogarole Rocca il 31 ottobre 1910. Soldato del 4° bersaglieri è morto in combattimento il 16 maggio 1916 presso Monfalcone, quota 93, come da atto di morte iscritto al n. 145, pag. 47 del registro di morte del 4° bersaglieri. Aveva 29 anni. Il suo nome non è scritto sul monumento.

BATTISTELLA GIOVANNI BATTISTA di Giosuè e di Gabrieli Lucia, nato a Bovolone il 15 marzo 1894, soldato morto sul campo di battaglia il 18 agosto 1915 a Castelnuovo del Carso sul monte S. Michele in seguito a ferita da granata all’addome. Fu sepolto frettolosamente, come la maggior parte dei caduti, sul campo di battaglia e la salma non fu mai più trovata. Aveva 21 anni e apparteneva al 124° fanteria. Il padre morirà qualche mese dopo aver ricevuto la drammatica notizia, il 14 novembre del 1915. La famiglia si ridusse in povertà.

BAZZANI LUIGI di Arcadio e di Dusi Isotta, nato a Salizzole il 30 settembre 1889 e successivamente residente a Bovolone. E’ fratello di Pietro, morto in guerra. Soldato del 72° fanteria, cade in combattimento il 9 giugno 1916, sul monte Loner, e viene sepolto sul campo di battaglia. Aveva 26 anni. In quel periodo, le truppe italiane impegnate nel Trentino ricevono l’ordine di iniziare ad avanzare sulla sinistra della Vallarsa con obiettivo il monte Parmesan. Alle 8 del mattino inizia la preparazione con un forte bombardamento di artiglieria e alle 11:30 le truppe escono dalle trincee di Zendri e si dirigono verso il Parmesan, un attacco impossibile per la forte pendenza della salita e perché vi erano ben sedici mitragliatrici appostate sul monte Loner, da dove bisognava per forza passare, e ben presto le due compagnie italiane mandate all’attacco sono annientate.

BAZZANI PIETRO di Arcadio e di Dusi Isotta, nato a Bovolone il 21 aprile 1883. E’ fratello di Luigi caduto in battaglia. Soldato del 4° reggimento bersaglieri muore a 32 anni per malattia il 14 gennaio 1916 nella 13^ sezione sanità. Era sposato con Roveda Maria e lasciava i figli Santo di anni nove, Aquilino di anni cinque, Remo di tre e Romolo di un anno. La vita di trincea mette a dura prova la salute dei soldati: in autunno e in primavera i camminamenti si trasformano in fiumi di fango. L’umidità e il freddo dell’inverno poi fanno il resto. I ricoveri sono di legno o scavati nelle umide grotte prive di ricambio d’ aria. Reumatismi, artrosi, pleuriti, tubercolosi e polmoniti sono sempre in agguato e mietono tante vittime, quasi quanto le mitragliatrici. Ed è questo il destino toccato a Pietro Bazzani.

BERTELE’ GIUSEPPE ETTORE di Luigi, nato a Cerea il 18 gennaio 1881 e trasferitosi a Villafontana, sotto il Comune di Bovolone. Soldato del 2° genio muore il 5 maggio 1916 per malattia contratta al fronte. Era stato ricoverato all’ ospedale di Cividale. Lascia la moglie Tomezzoli Darmina di Fortunato e i figli Nella, Giuseppina, Pierina, Ottorino, Teodolinda, Giovanna e Severino. Alla famiglia andrà la pensione di guerra n. 079542 rilasciata a norma delle disposizioni del decreto legge dell’8 dicembre 1918 a favore degli orfani dei militari combattenti nella guerra 1915-1918. Aveva 35 anni. Il suo nome non è scritto sul monumento.

BERTELE’ SANTE di Giovanni e di Zamboni T., nato a Cerea il 31 ottobre 1898 e residente a Bovolone, sottotenente di complemento del 79° fanteria, muore in combattimento sull’ altopiano della Bainsizza il 25 ottobre 1917. Il giorno prima era iniziata la battaglia di Caporetto che avrebbe visto il crollo dell’esercito italiano costretto ad una precipitosa quanto rovinosa ritirata su tutti i fronti. Per il suo coraggio e spirito di sacrificio, la sua memoria è stata onorata con la medaglia d’argento accompagnata dalla seguente motivazione: “Caduto il Comandante del battaglione di cui era aiutante maggiore, trovatosi solo con due soldati e senza comando di truppe, davanti all’improvvisa irruzione nelle nostre linee di masse nemiche imbaldanzite da un insperato successo, sfidava gli avversari, rimanendo colpito a morte per lo scoppio di una granata. Si era già distinto in precedenti azioni per fermezza e coraggio singolari. Vediki Vrh, ottobre 1917″. Era studente ed aveva 18 anni. Il suo nome non è scritto sul monumento.

BERTOLINI GIOVANNI di Giacinto e di Soave Angela, nato a Bovolone il 20 settembre 1898, sodato del 2° reggimento genio, 205^ compagnia, muore in combattimento in seguito a ferite da granata il 17 novembre 1917 all’ospedale da campo n. 224. Aveva 19 anni.

BERTOLOTTO LUIGI di Ignazio e di Chiericato Laura, nato a Ronco All’Adige il 30 agosto 1885 e residente a Villafontana. Soldato del 209° fanteria, muore in combattimento sul monte Cimone il 2 luglio 1916. Aveva 30 anni ed era sposato con Martini Giuseppina; lasciava orfani i figli (Gemma nata nel 1908) e Aurelio (nato nel 1912). La situazione economica della famiglia è dichiarata dal Comune “povera”. Circostanze in cui avvenne la morte di Luigi Bertolotto. Alla fine di giugno del 1916 i generali italiani ordinarono la riconquista del monte Cimone. Incaricata dell’operazione è la Brigata Bisagno (209° e 210° fanteria), la quale, con una manovra d’isolamento, deve risalire le due valli di Riofreddo e d’Astico lungo i lati orientale e occidentale della montagna, allo scopo di circondare le truppe scelte austriache stanziate sulla cima. In breve tempo gli italiani riescono a conquistare il colle Caviojo, ma la posizione inferiore per altitudine e le aspre pareti della cima principale favoriscono il controllo della zona da parte austriaca. Con poche mitragliatrici ben collocate, infatti, i battaglioni dell’esercito imperiale controllavano ogni movimento di truppa che cercasse di risalire gli ultimi contrafforti della montagna. I tentativi italiani di espugnare la vetta si susseguirono incalzanti, ma con grandi perdite di uomini. Di questi fatti ci rimane una toccante testimonianza del Caporale Giovanni Maria Puggioni, del 210° fanteria, della quale riportiamo alcuni stralci che descrivono l’assalto avvenuto nei giorni della morte del nostro soldato: “Io ero sicuro che ora sarebbe stato il nostro turno di assaltare il Cimone dopo che nei giorni precedenti altri reparti della Brigata si erano dissanguati nel tentativo. Ad un certo punto sentii la voce del Tenente Colonnello Nascimbene che gridava come un ossesso: …Bisagno …Savoia! Savoia! Avanti! Gridava ed impugnava la pistola, subito i Capitani ed i Tenenti iniziarono a soffiare nei fischietti e poi, quando smettevano, gridando: …avanti Savoia! Le prime squadre iniziarono a correre in salita urlando, seguite dalle altre, io pure iniziai a correre in avanti. In realtà ero stupito che dalla linea avversaria non ci fosse reazione; fu però questione solo di pochi minuti poiché dalle trincee austriache ci arrivò addosso una scarica di mitraglia e di fucileria e pure se eravamo larghi ogni tanto qualcuno cadeva gridando oppure stramazzava come colpito da un pugno. Più passava il tempo e più soldati cadevano specie quelli che venivano con i gruppi dietro di noi. Ad un certo punto il fuoco austriaco diventò infernale e dall’alto ci pioveva addosso di tutto: massi di roccia ed anche tamburlane piene di esplosivo che rotolavano e poi scoppiavano con un boato tremendo. I morti ed i feriti si contavano davanti e dietro a decine… io non capivo più nulla dietro c’erano gli altri che correvano e gli Ufficiali che non ci facevano fermare e continuavano a soffiare nei fischietti. Ad un certo punto mi trovai vicino ad una specie di grosso masso che dava copertura e mi gettai dietro per prendere fiato e bere una sorsata di acqua dalla borraccia. Dietro di me arrivò uno dei Corraine e un certo Murgia che conoscevo, ci mettemmo comodi e volevamo accendere una sigaretta ma le mani ci tremavano per la tensione; io dissi: …pigliamo fiato poi mettiamo il fucile a tracolla andiamo avanti con le bombe a mano perché abbiamo le mani libere, siamo più svelti e se arriviamo addosso agli austriaci possiamo usare le braccia e la baionetta o il coltello… Mentre dicevo così ai miei compagni, arrivò dietro al sasso il Maggiore Alessio che comandava l’altra colonna e che non era del mio battaglione; questo Maggiore che era esaltato, con la faccia cattiva e la pistola in pugno, iniziò subito a gridare: …avanti andate all’assalto…raggiungete la cresta… vi sparo…; io risposi: Signor Maggiore, aspettiamo che il fuoco delle mitragliatrici si calmi per un po’ e poi facciamo altri 30 o 40 metri sino ad un altro riparo che ci stava davanti… Intanto intorno era come un carnaio di soldati morti e feriti e quelli vivi avevano la testa bassa cercando, mentre stavano sdraiati, di ripararsi dalla grandine di piombo che ci arrivava addosso. Il Maggiore non sentiva ragione e mi continuava a gridare di uscire dal riparo…, a quel punto Corraine ebbe timore dell’Ufficiale e si lanciò fuori dal riparo ma fatti nemmeno due passi venne colpito al ginocchio da un proiettile. Io allora mi sporsi fuori del masso e strisciai sino a lui, poi gli allungai il fucile e dopo che si fu aggrappato alla cinghia tirai il calcio e riuscii a trascinarlo al riparo per mettergli il pacchetto di medicazione. Il Maggiore Alessio pur vedendo quello che stavo facendo, continuava ad urlarmi di uscire e disse: …vigliacco vai avanti… A questo punto persi il controllo, presi il fucile e gli misi la baionetta in gola e gli dissi: …io non sono un vigliacco! E se hai tutto questo coraggio esci per primo… Il Maggiore diventò pallido e si alzò di scatto per balzare avanti, ma appena in piedi mi ricadde addosso con la faccia che era diventata completamente nera perché un colpo esplosivo lo aveva preso in fronte. Tutto il reparto era fermo e gli ufficiali ci dissero di ripiegare, cosa che facemmo rotolandoci e strisciando all’indietro. Di circa 650 che eravamo ci contammo che eravamo rimasti in 36 sani, gli altri feriti o morti”.

BERTOZZO GIOVANNI nato a Bovolone il 9 giugno 1883, è chiamato al fronte quando era già orfano di ambedue genitori, del padre Martino e della madre L. Carolina. Soldato del V° reggimento bersaglieri, muore in combattimento a 32 anni, l’8 giugno 1916, il giorno prima del suo compleanno, sull’altopiano di Asiago nei pressi di Bosco Maltor. In quella zona, alle ore 12.20 dello stesso giorno, con una veemente offensiva gli austriaci conquistano il forte Lisser, punto strategico che aveva il compito di sbarrare l’accesso alla Valsugana orientale, e nel pomeriggio riprendono il monte Castelgomberto. Alla fine della guerra sull’altopiano ci sono solo crateri scavati dagli obici e i cadaveri dei poveri alpini e dei soldati del Kaiser rimasti insepolti. Centomila morti inutili. Solo sul monte Ortigara venti battaglioni sono mandati a morire in una sola battaglia. I boschi sono tutti rasi al suole dalle esplosioni e dagli incendi.

BESCO GILIO di Vincenzo e di Ronconi Rosa, nato a Bovolone il 31 agosto1881. Soldato del 56° reggimento fanteria è fatto prigioniero il 26 ottobre 1917 durante l’offensiva austriaca che avrebbe portato alla disfatta di Caporetto. E’ internato prima in Austria a Sigmundsherberg e poi in Ungheria. La data della morte è il 24 novembre 1918 ed è testimoniata da Fiorio Gaetano di Bussolengo, divenuto intimo amico di Gilio durante il periodo della prigionia, il quale scrive una dichiarazione al sindaco di Bovolone spiegando come si svolsero i fatti: finita la guerra, dopo essere stati lasciati liberi, i due soldati tentano di tornare a casa. Dopo dodici giorni di cammino, arrivano nei dintorni di Budaperst. A causa della neve e del freddo intenso, che aveva anticipato l’inverno, Besco è colpito da una polmonite fulminante. Nessuno lo poteva curare e muore sul treno che lo stava riportando a casa. Aveva 37 anni. Lasciava la moglie Sturari Giuseppina e i figli minori Oreste, Maria e Arturo. La situazione economica della famiglia è dichiarata dal Comune “miserabile”.

BIGHELLINI ANGELO di Pietro e di Capetti Maria, nato a Bovolone il 12 giugno 1897. soldato del 239° reggimento fanteria muore in combattimento a 21 anni il 21 ottobre 1918 sul monte Coston di Arsiero. Circostanze in cui Angelo Bighellini muore. Alle ore 3 del giorno 21 ottobre il fuoco delle artiglierie austriache inizia alle ore 3 e diventa sempre più impetuoso fino a raggiungere il culmine alle ore 6. Poi l’attacco. Il monte Coston tra monte Grappa e monte Pertica è perso dalla 27^ divisione austro-ungarica aggirando tutti i nostri sbarramenti dalla parte del fiume Brenta e ripreso nello stesso giorno dai nostri soldati con asprissima lotta e gravissime perdite. Il suo nome non è scritto sul monumento.

BIGHELLINI PIETRO di Vittorio e di Gobbi Santa, nato a Bovolone il giorno 1° aprile 1893. Soldato del 113° fanteria, 6^ compagnia, muore in prigionia nel campo Kenyermizo a Esztergom in Ungheria il 16 marzo 1918, come risulta da un documento inviato al sindaco di Bovolone dal colonnello A. Tarducci. Aveva 24 anni.

BIMBATO ALFONSO di Ettore e di Bersani Elvira, nato ad Isola della Scala il 29 novembre 1893 e residente a Bovolone in via Montagne. Caporale del 63° fanteria, muore in combattimento il 9 giugno 1916 sul monte Calliano, in Trentino, quando gli austriaci attaccano la mole rocciosa fortificata dagli italiani con postazioni di artiglieria e rifugi in caverne. Aveva 22 anni.

BIMBATO ETTORE Caporale classe 1898.

BISSOLI GIUSEPPE di Gaetano e di Tambalo Luigia, nato a San Pietro di Morubio il giorno 1° agosto1891 muore a 25 anni all’ospedale di Bovolone dove risiedeva e dove era stato ricoverato in seguito a gravi ferite subite in combattimento il 24 gennaio 1917. Il suo nome non è scritto sul monumento.

BISSOLI LUIGI di Angelo e di Carazzolo Maria, nato a Bovolone il 4 agosto 1889. Soldato del 72° fanteria, è disperso in combattimento il 21 novembre 1915 sul medio Isonzo quando aveva 26 anni. Il nostro soldato muore nella quarta battaglia dell’Isonzo. Il 21 novembre gli austriaci intraprendono una ostinata controffensiva diretta a riprendere le posizioni perdute nelle basse colline di Peuma che si affacciano a Gorizia tra il monte Podgora e il Sabotino. I contrattacchi, preceduti ad accompagnati dal fuoco intenso di numerose artiglierie, raggiungono maggiore violenza sulle alture a nord-ovest di Oslavia. Più volte le forze armate imperiali irrompono nelle linee da noi conquistate in mischie convulse e sanguinosissime. Le nostre truppe, e specialmente quelle della 4a divisione, non cedono un palmo, anzi, a volte si gettano in assalti alla baionetta sugli avversari infliggendo loro gravi perdite

BISSOLI SANTE di fu Girolamo e di Perinelli Anna, nato a Bovolone il 13 agosto 1896, soldato del 206° fanteria, è disperso in combattimento tra Cima Mandriolo e colle Cortesin, il 21 maggio 1916. Aveva 19 anni. Il 15 maggio 1916 l’undicesima armata austriaca passa all’attacco nel settore compreso fra Rovereto e Sella di Carbonare. Gli italiani su posizioni del tutto inadatte a difendersi sono massacrati dal terrificante fuoco dell’artiglieria e delle fanterie avversarie. Nel giro di pochi giorni l’avanzata austriaca risale la dorsale fino a Zugna Torta, penetrando in Vallarsa fino all’altezza dei villaggi di Parrocchia e Zendri minacciando gravemente di sfondare verso il Pasubio. Il 20 maggio gli austro-ungarici procedono verso Cima Mandriolo e il 21 maggio le avanguardie del XX corpo imperiale penetrano fra le sparse e deserte contrade di Tonezza abbandonate dagli abitanti, proseguendo in direzione del Monte Cimone, ostacolati soltanto dai pochi battaglioni di alpini rimasti in grado di combattere. Ecco il racconto degli avvenimenti visti dall’altra parte, cioè scritti dal soldato austriaco Fritz Weber nel libro “Una spedizione dal Tirolo per punire l’Italia” che riguardano il giorno in cui morì Sante Bissoli. «La sera del 20 e il giorno 21 maggio 1916 gli italiani si ritirano su tutta la linea. Lontano, sull’orizzonte, si vedono bruciare le foreste. Il nemico ha incendiato i suoi magazzini e i suoi depositi e indietreggia a marce forzate attraverso la Val d’Assa verso sud, verso Asiago. Abbandoniamo il forte e raggiungiamo le posizioni italiane. Vediamo la misteriosa linea dei piccoli avamposti nella foresta di Marcai, le grosse batterie che ci fecero tremare e i cui pezzi, in parte fatti saltare dagli italiani, giacciono ora a terra come bestie morte. Vediamo anche i cimiteri dei nostri nemici e le tombe dei nostri compagni morti in scontri di pattuglie. L’aspetto del Colle Cortesin è terrificante. Il bombardamento lo ha trasformato in un carnaio. Braccia e gambe, pezzi di fucile e baionette emergono dalle posizioni sconvolte. Nei ricoveri demoliti s’intravvedono cadaveri mutilati. Quando il fuoco delle nostre artiglierie fu spostato in avanti, due reggimenti italiani che muovevano al contrattacco furono investiti dalla grandine di fuoco. La tragedia deve essersi svolta in pochi minuti. Più di tremila uomini giacciono nella foresta tra gli alberi spezzati, dietro i blocchi di roccia, sui prati crivellati di buche: un indescrivibile quadro di distruzione».

BOLDRINI LUIGI EGIDIO di Giovanni Battista e di Correzzola Angela, nato a Bovolone il 10 febbraio 1899. Luigi Egidio faceva il contadino quando il 20 febbraio 1917 venne arruolato come soldato del 33° fanteria. Era fratello di Marino il quale morirà in combattimento all’età di 20 anni a causa di una grave ferita. I genitori avevano un fosco presentimento quando il giovanissimo Luigi Egidio partì per il fronte e cercarono di farsi coraggio salutando il figlio che aveva appena compiuto 18 anni. Non lo rividero mai più, così, come abbiamo detto, non tornò più l’altro figlio Marino che sarebbe morto dopo qualche mese, il 5 giugno 1917. Luigi Egidio il 2 febbraio 1918 passò come volontario dalla 190^ compagnia mitraglieri Fiat al 25° battaglione degli “arditi”. Morì a soli 19 anni sulle rive dello scolo Palombo nelle vicinanze di Zenson di Piave durante un feroce combattimento contro gli Ulani, il 19 giugno 1918. Gli “arditi” erano battaglioni di soldati volontari particolarmente addestrati e utilizzati in missioni pericolosissime. Pochi di loro sopravvissero. Circostanze della morte dell’ardito Luigi Egidio Boldrini. Il 18 giugno 1918, i comandi austriaci decisero di aprirsi un varco tra S. Pietro Novello e Zenson costringendo i nostri soldati a ripiegare. Il giorno seguente, per spezzare definitivamente questa linea di difesa italiana composta dalla Divisione Ferrara e dal 25° battaglione dagli “arditi”, fu mandato il temibile 6° cavalleria degli Ulani prussiani. Lo scontro violentissimo avvenne a Zenson di Piave, in prossimità dello scolo Palombo. Gli Ulani, spronando i loro cavalli attaccarono al galoppo il battaglione degli arditi con lance, sciabole e pistole. Con impeto devastante penetrarono dietro le nostre linee difensive. I nostri soldati si trovarono stretti in una tenaglia avendo ora davanti la fanteria austriaca e dietro le spalle gli Ulani. Pochi riuscirono ad aprirsi un varco nella sacca e a salvarsi. Luigi Boldrini cadde in quel combattimento e la sua salma, forse rimasta insepolta con molte altre di soldati italiani e avversari, non verrà mai più ritrovata. Sarà dichiarato disperso dal Ministero della guerra il 26 luglio 1928. Era il periodo della seconda grande battaglia sul Piave, e quel 19 giugno fu lo stesso giorno in cui morì l’asso dell’aviazione italiana Francesco Baracca. I ragazzi della classe 1899 furono precettati nel 1917 quando avevano solo 17 anni. Frettolosamente addestrati, al compimento del diciottesimo anno vennero mandati in zona di guerra. I primi contingenti, 80.000 circa, furono chiamati nei primi quattro mesi del 1917. Alla fine di maggio toccò ad altri 180.000. Molti ancora partirono nel mese di luglio. Nei giorni della battaglia di Caporetto, nel tentativo di attutire la terribile forza d’urto degli austriaci, i generali iniziarono a mandare a combattere tutti i diciottenni a disposizione.

BOLDRINI MARINO (Si faceva chiamare Mario) di Giovanni Battista e di Correzzola Angela, fratello di Luigi Egidio disperso in combattimento. Marino era nato a Bovolone il 7 maggio 1897 e di professione faceva il muratore. Fu arruolato il 27 settembre 1916 e arrivò in zona di guerra sul Carso il 22 febbraio 1917. Soldato del 260° reggimento fanteria, il 26 maggio 1917 partecipò all’undicesima battaglia dell’Isonzo in quota 146 tra Medeazza e Monfalcone e fu gravemente ferito in pieno petto da un colpo d’arma da fuoco. In quel giorno la battaglia volse al peggio e i nostri soldati dovettero ritirarsi precipitosamente. Marino rimase a terra ferito e venne soccorso molte ore dopo dagli austriaci che lo fecero prigioniero. Morì dopo undici giorni, il 5 giugno 1917 (atto di morte n. 101020 del Ministero della guerra in data 26 agosto 1918). La salma fu sepolta al cimitero militare di Polai Sesana, fossa n. 274; successivamente fu traslata al sacrario di Redipuglia, loculo n. 4367 col nome di Mario. Aveva 20 anni. Circostanze della morte di Marino Boldrini. All’alba del 26 maggio 1917 gli austriaci attaccarono le linee della 20^ Divisione italiana raggiungendo a sorpresa i due tunnel della ferrovia Trieste-Monfalcone tra il Dosso Giulio e San Giovanni, impadronendosene e catturando numerosi reparti italiani, causando il nostro ripiegamento ad iniziare da Medeazza appena conquistata il giorno precedente. Fu così che i progressi italiani compiuti con sanguinosissime giornate di battaglia e di ingenti perdite vennero annullati in poche ore.

BONADIMAN. Di lui c’è solo la fotografia insieme a quella di un gruppo di caduti conservate in biblioteca comunale di Bovolone. Mancando il nome e l’anno di nascita non sono riuscito a stabilire con precisione la sua identità.

BONATO CIRILLO di Albino, nato a Bovolone il 19 maggio 1888. Caporale dell’11° reggimento bersaglieri, 27° battaglione, prima compagnia, muore il 3 agosto 1918, all’età di 30 anni, prigioniero in un campo di concentramento austriaco. Coniugato con Tavella Lidia, lascia quattro figli: Ernesto, Aldo, Maria e Ermelinda. La situazione economica della famiglia è dichiarata dal Comune “miserabile”. BONFANTE LUIGI di Giuseppe, nato a Salizzole l’11 maggio 1896 e residente a Bovolone. Soldato del 226° fanteria, è morto il 30 agosto 1917 all’ospedale da campo n. 46 per ferite riportate in combattimento. Aveva 21 anni. La madre Chiavegato Amabile, fu Gaetano, nata a Salizzole il 25 febbraio 1871 e residente a Bovolone, diventò titolare della pensione n. 1297144, posizione n. 306683, che ricevette per il figlio morto in guerra. Il suo nome non è scritto sul monumento.

BONINSEGNA GIUSEPPE di Casimiro e di Ziviani Pasqua, nato a Bovolone il 14 maggio 1885. Soldato del 4° bersaglieri muore in prigionia per malattia il 26 febbraio 1918. Aveva 32 anni. Il suo nome non è scritto sul monumento.

BRUN ANNIBALE di Giovanni Battista, nato a Bovolone il 9 aprile 1889. Soldato del 19° fanteria morto in combattimento sul monte S. Michele il 10 novembre 1915. Circostanze della morte di Annibale Brun. Il 10 novembre Cadorna ordina la quarta battaglia dell’Isonzo (10 novembre-2 dicembre) che interessa la zona del Carso fino a Gorizia per conquistare le alture di Oslavia, Podgora, S. Michele, S. Martino e del Sei Busi. Austro-ungarici ed italiani si scannano in scontri corpo a corpo nelle trincee durante i quali, in mancanza di armi, qualsiasi strumento offensivo diventa utile: vanghe, mazze ferrate e pietre. Le azioni italiane non hanno successo a causa delle proibitive condizioni climatiche: piove molto e le temperature sono rigide; inoltre il terreno è fangoso e viscido. Augusto Aglietti, soldato infermiere, racconta nel suo diario un episodio avvenuto in quei giorni in un ospedaletto da campo: «Continua per tutta la notte un forte bombardamento. Giunti alle ore 1 della notte, essendo già da prima sempre in veglia perché i feriti venivano continuamente, giunge una granata che colpisce il muro fuori di rimpetto e per la porta entrarono numerosi sassi e grossi pezzi di pietre, ferendo alla gamba destra il Capitano medico del 153° Fanteria, e noi molto impressionati del fatto si diceva, questa notte è il nostro destino, non vi era un minuto di ritardo tra una cannonata all’altra, si sta nel nostro posto rannicchiati sino al mattino». Il suo nome non è scritto sul monumento.

BUGLIOLI QUARTO GIOVANNI di Luigi, residente a Bovolone in piazza Pozza. Di lui abbiamo un solo documento: la ricevuta della liquidazione di lire 633,60 a favore di Buglioli Maria Teresa, fu Luigi, relativa alla polizza n. 1522077 rilasciata dall’Istituto Nazionale delle Assicurazioni. Il suo nome non è scritto sul monumento.

BUZZACCHERO GIOVANNI di Erminio, nato a Bovolone il 12 agosto 1894 e residente a Bonavicina. Morto il 10 novembre 1915 all’ospedale di Cividale del Friuli.

CANTARELLA GIOVANNI BATTISTA di Luigi e di Saggioro Elisabetta, nato a Bovolone il 25 luglio 1880. Soldato del 259° reggimento fanteria, muore prigioniero a causa di tubercolosi a Sigmundsherberg il 4 maggio 1918. Aveva 37 anni.

CAUCCHIOLI GUGLIELMO di Vittorio, nato a Bovolone il 25 novembre 1886, alpino del 12° reggimento, ferito in combattimento nei pressi dell’osteria dei Fiorentini, tra monte Coston e Soglio d’Aspio, muore il 30 ottobre 1915 all’ospedale da campo n. 219. Aveva 28 anni. Ecco il racconto relativo ai combattimenti di quel giorno, il 30 ottobre 1915, fatto da Attilio Frescura nel suo libro “Ma dov’è la battaglia?”. «Alle sei del mattino le nostre artiglierie aprono il fuoco contro le posizioni avversarie. Pezzi di tutti i calibri sparano i loro proiettili contro i reticolati, le trincee, i punti di concentramento, i passaggi obbligati, i ricoveri degli austriaci. Tutta la montagna sembra un vulcano di fuoco. Il fracasso, il frastuono sono enormi. Il sibilo dei proiettili è continuo, lo schianto delle granate e il boato dei cannoni si fondono in una sinfonia d’inferno. L’artiglieria avversaria risponde. Anch’essa è numerosa e potente; anch’essa lancia da tutti i suoi appostamenti l’urlo lacerante dei suoi proiettili. Essa cerca soprattutto le nostre truppe. Su quegli ammassi d’uomini, stesi a terra, tra le rocce e i pini mughi, cadono le granate nemiche, si schiantano i proiettili mostruosi, frullano le pallette degli shrapnels e gli uomini ne sono inesorabilmente colpiti. A mezzogiorno preciso, dopo sei ore di quell’ossessionante frastuono mortale, cessa improvvisamente il fuoco da parte nostra. Cessa quasi subito anche da parte degli austriaci. E’ l’ora dell’attacco delle truppe che assaltano con la baionetta innestata sul fucile». Il suo nome non è scritto sul monumento.

CAVALER GIOVANNI di Luigi, nato a Bovolone il 5 settembre 1880. Soldato del 211° fanteria è gravemente ferito in combattimento. Dopo un lungo calvario di sofferenze e di inutili cure, portato da un ospedale all’altro, muore in un centro di cura di Milano il 4 ottobre 1917. Aveva 37 anni. Il suo nome non è scritto sul monumento.

CENGIA GIOVANNI di Carlo, nato a Salizzole il 30 aprile 1888 e residente a Bovolone. Soldato del 113° fanteria, è morto il 2 dicembre 1918 a Cittadella per malattia contratta in zona di guerra. Aveva 30 anni. Il suo nome non è scritto sul monumento.

CERESA POLICARPO. Il padre Luigi è maresciallo dei carabinieri di Bovolone. Policarpo era impiegato contabile della Cassa di Risparmio di Bovolone. Caporale del 6° alpini, classe 1894, è ferito gravemente in combattimento nei giorni della ritirata di Caporetto. Torna a casa, ma deve restare a letto infermo e non riesce a guarire. Lo coglie anche il male dell’ex combattente, quello che frequentemente, sia di notte che giorno, fa tremare di una paura che attanaglia ogni fibra del corpo e dello spirito. Invalido con pensione di guerra privilegiata, si spegne tra indicibili sofferenze il 3 luglio 1923. La sua morte è dichiarata dallo Stato italiano conseguente alle gravissime ferite subite e perciò è da annoverare tra i deceduti di guerra. La cassa di Risparmio, per onorare la sua memoria, elargisce lire 100 in beneficenza per l’asilo di Bovolone.

CHIARAMONTE EMILIO NATALE di Alessandro e di Faccini Rosa, nato a Bovolone il 25 dicembre 1883, muore in combattimento a Kamno, frazione di Tolmino in Slovenia, il 3 agosto 1917 presso la 62^ sezione sanità in seguito a ferite riportate da pallottole di fucile. Apparteneva al 2° reggimento bersaglieri, IX compagnia, matricola 17052. In archivio comunale c’è l’elenco dei poveri oggetti da lui lasciati: una piccola croce e due medagliette con l’immagine della Madonna. Tutto qui. Era coniugato con Moretti Emma ed aveva due figli: Norma e Amabile. La famiglia è poverissima. Per visitare la tomba del padre a Redipuglia, la figlia Norma, il 24 marzo 1935, chiederà al podestà il denaro per il biglietto ferroviario.

CHIARAMONTE GIUSEPPE di Natale e di Fadini Regina, nato a Bovolone il 20 agosto 1891. Soldato del 72° fanteria è disperso in combattimento il 26 novembre 1915 a Penna Oslavia, in provincia di Gorizia. Era sposato con Franzoni Luce Maria e lasciava un figlio, Gino Luigi. Aveva 24 anni.

CODOGNOLA CESARE di Giovanni, nato a Bovolone il 24 aprile 1890. Soldato del 203° fanteria, è morto per malattia il 24 ottobre 1918 in Albania. Aveva 28 anni. Il suo nome non è scritto sul monumento.

COCCO GIUSEPPE di Emilio, nato a Bovolone il il 2 gennaio 1891. Soldato della 284^ compagnia mitraglieri Fiat, è morto in combattimento il 19 settembre 1916 nell’assalto al monte San Marco. Aveva 26 anni. Ecco gli avvenimenti di quei giorni e di quei luoghi. Dal 14 al 19 di settembre si svolge la settima battaglia dell’ Isonzo. Ad est di Gorizia l’azione italiana si limita ad attacchi dimostrativi, per impegnare l’avversario ed impedirgli spostamenti di forze. Nell’inferno del Carso le truppe dell’XI corpo d’armata hanno il difficile compito di avanzare lungo il margine settentrionale dell’altopiano. Il nostro soldato muore nell’inutile tentativo di conquistare il monte San Marco. Si sapeva che si andava all’assalto senza risultati concreti: le trincee austriache erano praticamente inespugnabili poiché erano scavate in gran parte nella roccia, protette con alti scudi metallici e recintate da molti ordini di reticolati. Nemmeno i cannoni potevano far di più. Durante il nostro fuoco d’artiglieria gli austriaci avevano la possibilità poi di trovare rifugio nelle numerose caverne scavate nella montagna alle spalle delle trincee. Il suo nome non è scritto sul monumento.

COLOGNESE MARINO di Cesare, nato a Bovolone il 6 luglio 1896. Alpino del 18° reggimento è disperso in combattimento il 19 luglio 1915 sul monte Sabotino durante la battaglia del Podgora, uno degli eventi più tragici ed epici della prima guerra mondiale. Aveva 19 anni. Il suo nome non è scritto sul monumento.

COLTRO GIUSEPPE di Giacinto, nato ad Isola della Scala il 5 giugno 1890 e residente a Bovolone, è morto il giorno 1° settembre 1916 all’ospedale militare di Verona a causa di una malattia contratta al fronte. E’ fratello del caduto in guerra Michele. Tutti i cinque figli di Giacinto sono alle armi. Aveva 26 anni.

COLTRO MICHELE OTTAVIO di Giacinto, nato a Isola della Scala il 29 settembre 1888 e residente a Bovolone è fratello di Giuseppe, morto per malattia in guerra. Sergente del I reggimento artiglieria, 4° gruppo cannoni da 105 mm, muore per ferite all’ospedale militare da campo n. 172 il 22 dicembre 1918. Aveva 30 anni ed è stato sepolto al cimitero di Lugo di Vicenza. Sposato con De Guidi Teresa, nata a Bovolone il 7 aprile 1887, aveva una figlia, Antonietta. L’11 aprile 1917 aveva ottenuto una breve licenza ed era tornato dal fronte per assistere la moglie che era stata operata all’ospedale di Verona. Il suo nome non è scritto sul monumento.

CONTE GIORGIO di Luigi e di Favalli Carolina, nato a Bovolone il 4 aprile del 1894 ed abitante in via Campagne. Giugno 1915, il primo mese di guerra, ardente come un gran fuoco dimenticato acceso che imbiondisce il grano tra le macchie rosse dei papaveri, porta la notizia del primo compaesano caduto in battaglia. Dopo appena 16 giorni, muore il soldato Giorgio Conte, un contadino di 21 anni abitante in via Campagne. Il fante Giorgio cade sul Carso il 9 giugno 1915 durante un assalto alla baionetta sul colle S. Elia nei pressi di S. Pietro dell’Isonzo. In quel tentativo, risultato inutile, muoiono in una manciata di minuti 400 soldati e 14 ufficiali. A comunicare il drammatico evento è il cappellano della 7^ compagnia dell’8° reggimento. Tocca a don Timoteo Lugoboni, parroco di Bovolone, portare a conoscenza la famiglia della morte del ventunenne. Ecco il racconto della battaglia che si svolse il giorno in cui cadde Giorgio Conte fatto da Giuseppe Maestrello, sergente maggiore del 2° reggimento granatieri (lettera riportata dal libro Ta-pum, lettere dal fronte a cura di Lucia Beltrame Menini). «Alla mattina dell’8 giugno per tempo si partì per passare l’Isonzo e siccome il vecchio ponte in legno fu bruciato dal nemico il Genio militare di notte tempo ne costruì uno li presso sul quale si passò. Il giorno 9 ci siamo trovati ai piedi delle prime colline ove stava trincerato il nemico e subito si cominciò l’azione. La nostra artiglieria batteva bene le loro trincee e qualcuno si vedeva scappare. Ma sfortuna fu che un battaglione del I reggimento avanzò molto rapidamente e l’artiglieria nostra, scambiandoli per nemici in fuga, ci sparò sopra e perirono il maggiore Manfredi e due altri ufficiali e parecchi granatieri morti e feriti. Il nemico perciò prese coraggio e noi siamo stati costretti a ritirarci passando sotto una pioggia di pallottole, sdraps e granate». Il paese è sgomento per la scomparsa del giovane contadino. Siamo solo all’inizio di una lunga serie di tragedie.

CORSINI PIETRO di Agostino e di Angela Spada, nato a Bovolone il 21 novembre 1899. Il soldato, dopo pochi mesi che è arrivato al fronte, si ammala di broncopolmonite ed è ricoverato all’ospedale di Padova. L’infezione polmonare insorge dopo che Pietro, alla fine di novembre, ha marciato con il suo plotone per un giorno e una notte interi, senza mangiare e senza dormire, sotto una pioggia torrenziale che lo ha bagnato fino alle ossa. Le cure non danno alcun risultato. I medici, sapendo che ormai non c’era più nulla da fare per salvarlo, nei giorniprima di Natale decidono di mandarlo all’ospedale militare di tappa di Bovolone così che egli potesse morire assistito dai suoi cari. Il decesso avvenne il 4 gennaio 1919 quando Pietro aveva 19 anni. Apparteneva all’8° battaglione bersaglieri, n. di matricola 19007 (45).

DE CARLI CARLO di Dante, nato a Bovolone il 23 settembre 1895. Soldato del 125° fanteria è disperso in combattimento il giorno 1° novembre 1915 sul medio Isonzo. Aveva 20 anni. Il generale Luigi Cadorna ha in mente una sola cosa: vincere sul Carso. La sua idea ossessiva è sbagliata e le dodici battaglie combattute in quella zona purtroppo confermeranno il grave errore con la perdita di centinaia di migliaia di soldati morti inutilmente. La morte di Carlo De Carli si colloca nell’ambito della terza battaglia dell’Isonzo, che si svolge dal 18 ottobre al 4 novembre 1915. Con più di 1.300 cannoni, gli italiani iniziano a bombardare le linee austro-ungariche su un fronte di 50 km, dalle Prealpi Giulie a Monfalcone. Poi segue l’assalto cruento all’arma bianca. I nostri soldati sono fermati da una reazione spaventosa da parte degli austro-ungarici ed alcune brigate vengono completamente annientate. Il numero dei caduti assume i caratteri di una carneficina: in dieci giorni le nostre perdite sono di 67.000 uomini.

DE MORI ETTORE di Giovanni Battista, soldato del 259° fanteria, nato a Salizzole il 30 ottobre del 1899 e residente a Bovolone. Ferito e catturato in combattimento, muore in prigionia il 12 gennaio 1918. Aveva 18 anni. L’unico documento che ne certifica la morte è una comunicazione del sindaco di Bovolone (Gastone Vedovelli) alla famiglia per l’assegnazione della pensione di guerra (8 marzo 1926, prot. n. 448 8/5). Delle terribili condizioni di vita dei prigionieri italiani in Austria si conosce poco. Ci sono giunte notizie dai sopravvissuti. Ecco una frase scritta di un prigioniero rimasto anonimo. «muoiono 40-50 prigionieri al giorno per fame, che ci danno da mangiare ogni mattina tre reghe con vermi e brodi di farina amara(..) si dorme come belve con un po’ di coperte». Il suo nome non è scritto sul monumento.

DESTRI TULLIO di Luigi, nato a Bovolone il 3 novembre 1884. Caporale del 123° fanteria, cade in combattimento sul Carso il 29 giugno 1916 nel giorno in cui gli italiani, sotto il fuoco delle mitragliatrici e dei cannoni, tentano di salire sulle alture per impossessarsi delle cave di Selz. Aveva 31 anni. I combattenti patiscono situazioni psicologiche estreme: sono considerati carne da macello. In prima linea soffrono l’incubo dei cecchini; sotto il fuoco delle artiglierie sono costretti a rimanere stesi a terra come larve per ore, giorni e notti, senza dormire, senza mangiare, senza bere col terrore di essere dilaniati dalle schegge. Spinti fuori dalle trincee per l’assalto col cuore che scoppia, devono correre, ogni fibra del corpo tesa a ricevere il colpo fatale; vedono cadere a fianco i compagni che urlano aiuto ma non devono fermarsi a soccorrerli. Il suo nome non è scritto sul monumento.

DUSI GIOVANNI BATTISTA di Luigi e di Marangoni Elisabetta, nato a Bovolone il 7 maggio 1877. Soldato della 38^ centuria lavoratori, 6° battaglione, prima compagnia di stanza a Castelnuovo Veronese, è disperso il 27 giugno 1917 sotto un bombardamento che annienta il suo plotone. Aveva 40 anni ed era sposato con Boschirato Maria Luigia. Il suo nome non è scritto sul monumento.

ELETTRINI GIUSEPPE Felice di Pasquale, nato a Bovolone il 17 maggio 1893. Alpino del primo reggimento è disperso in combattimento il 28 ottobre 1917 dopo la disfatta di Caporetto, nel ripiegamento verso il Piave quando le retroguardie italiane sono aggredite senza tregua dagli austriaci. Aveva 24 anni. Il suo nome non è scritto sul monumento.

FACCINI ANGELO di Luigi e di Piccinato Carolina, nato a Bovolone il 10 ottobre 1885. Arruolato come soldato in servizio alle ferrovie dello Stato, è deceduto per malattia contratta in zona di guerra nel 1917. Le spaventose condizioni in cui operano i soldati sono difficilmente immaginabili: l’alimentazione scarsa e qualitativamente non idonea, l’igiene personale precaria, l’impossibilità di difendersi dal caldo e dal freddo. A tutto ciò doveva essere aggiunto il morale distrutto dai bombardamenti che si protraevano per giorni interi, gli assalti alla baionetta durante i quali le mitragliatrici, situate in postazioni fortificate, facevano strage di coloro che erano costretti a uscire allo scoperto per tentare di conquistare le posizioni avversarie.

FACCINI GIOVANNI di Sante e di Bissoli Regina. Caporale di fanteria, muore il 5 gennaio 1919 per malattia contratta sul fronte. Lascia due figli: Mario e Maria. I soldati vestiti in modo inadeguato e malnutriti marciscono nelle trincee. Dormono sulla paglia, per terra. Sono fortunati coloro che possono ripararsi in baracche di legno: gli altri riposano in caverne umide, in ricoveri scavati nella terra e coperti alla meno peggio da un telo. Il suo nome non è scritto sul monumento.

FACCINI ZEFFIRO di Luigi e di Zoccatelli Diodata, nato a Bovolone il 3 dicembre 1890. Tenente del 6° reggimento alpini, è caduto a Monteaperto (Udine) il 27 ottobre 1917 durante la disfatta di Caporetto e il precipitoso ripiegamento verso il Piave. Il plotone di Faccini deve rimanere indietro come retroguardia per coprire la ritirata. Quando gli alpini del nostro tenente sono attaccati dalle avanguardie austriache, ad uno ad uno i suoi uomini cadono intorno a lui, colpiti a morte. Zeffiro Faccini rimane fermo al suo posto e, ormai solo, viene ucciso. Sarà insignito alla memoria con medaglia di bronzo al valore militare. Motivazione: «Sempre calmo, sereno ed animato dal più vivo entusiasmo, esempio ai dipendenti di fermezza e coraggio, cadeva da valoroso tra i suoi soldati». Aveva 26 anni. Sono i giorni della grande offensiva austriaca dal Trentino al mar Adriatico e delle epiche battaglie di Cividale e del monte Nero.

FACCIO GIOVANNI di Sante e Caletto Maria, nato a Villa D’Adige il 18 settembre 189 e residente a Bovolone. Caporale della 6^ compagnia sanità, è ferito in tutto il corpo durante un combattimento. Dopo i primi disperati soccorsi è portato all’ospedale militare di Bologna dove morirà a 27 anni il 5 gennaio 1919. Coniugato con Bissoli Regina, lascia i figli Mario e Maria. La situazione economica della famiglia è dichiarata dal Comune “miserabile”.

FADINI ATTILIO di Sante e di Tarocco Angela, residente a Bovolone. Sergente maggiore del 50° fanteria. Muore il 7 agosto 1919 in seguito alle gravi ferite riportate in combattimento che lo avevano ridotto in coma. La sua morte è dichiarata dallo Stato italiano conseguente alle gravissime ferite subite e perciò è da annoverare tra i deceduti di guerra. E’ insignito della medaglia di bronzo al valore militare. Era coniugato con Cumar Giorgia. Il suo nome non è scritto sul monumento.

FADINI GUIDO di Francesco e di Torresani Adelaide, nato a Bovolone il 25 febbraio 1895. Soldato del 128° fanteria è fratello di Fadini Primo morto in battaglia. Con una comunicazione dell’ufficio informazioni del distretto militare di Verona, in data 23 gennaio 1917, la famiglia è messa al corrente che Guido, il 5 gennaio 1917, è stato denunciato al tribunale di guerra per reato di diserzione e successivamente condannato all’ergastolo. Due mesi dopo, in data 22 marzo 1917, il sindaco di Bovolone riceve dall’ufficio informazioni del 70° fanteria il certificato di morte di Fadini Guido avvenuta a Zagora il 4 marzo 1917 in seguito a ferite riportate in combattimento (n. di protocollo 14360. La firma del colonnello scrivente è illeggibile). La tragedia si svolse in questo modo. A Guido era stata proposta la cancellazione della pena. In cambio egli avrebbe dovuto partecipare in prima linea ad un assalto con il compito di tagliare il filo spinato per aprire un varco sotto il tiro delle mitragliatrici. Durante l’azione il giovane è falciato da una raffica. Aveva 22 anni.

FADINI PRIMO di Francesco e di Torresani Adealide (fratello Guido che era morto in guerra nel mese di marzo dello stesso anno). Fadini Primo era nato a S. Paolo del Brasile il 3 febbraio 1896. La sua famiglia era tornata a Bovolone intorno al 1910. Il soldato apparteneva alla 94^ compagnia mitraglieri Fiat. Muore a Gorizia il 14 maggio 1917 nella decima battaglia dell’Isonzo (quota 174). Aveva 21 anni. All’alba del 12 maggio del 1917 le artiglierie italiane aprono il fuoco ininterrottamente per due giorni su tutto il fronte del Carso. A mezzogiorno del 14 maggio le nostre fanterie iniziano l’assalto dalla zona di Plava fino a Gorizia. La brigata Udine conquista quota 383; la brigata Firenze riesce a raggiungere lo sperone di quota 535 sul monte Cucco in prossimità di Plava e la Avellino supera lo sbarramento di Zagora. A nord-est di Gorizia i fanti occupano quota 126 e quota 174. Le posizioni sono tenute solo per poche ore e con sanguinosissime perdite; poi devono essere abbandonate sotto la pressione del contrattacco avversario. Nella notte del 15 maggio reparti della 47^ divisione, riescono a passare sull’altra sponda dell’Isonzo.

FADINI PRIMO di Giuseppe Arcangelo, nato a Salizzole il giorno 11 febbraio 1897 e residente a Bovolone. Soldato dell’ 86° fanteria, muore l’1 ottobre 1918 a 21 anni per ferite riportate in combattimento. Con decreto n. 362 G/18 del 6 febbraio 1923 (prot. n. 30766) viene concessa al padre l’indennità di £. 1.000. Il suo nome non è scritto sul monumento.

FADINI ULISSE di Sante e di Tarocco Angela, nato a Bovolone il 10 giugno 1883.

FANTON UMBERTO GIUSEPPE di Giuseppe, nato a Bovolone il 22 maggio 1895. Alpino del 9° reggimento artiglieria da fortezza muore nel forte Verena il 12 giugno 1915. Il decesso è certificato in data 26 giugno 1915 dal comunicato n. 1682 R del comando del suo reggimento. Fanton Umberto Giuseppe, soldato di appena 20 anni è tra i 42 uomini (53 secondo altre fonti) morti il 12 giugno 1915 nel forte Verena. L’episodio fece molto scalpore poiché la fortezza era considerata quasi inespugnabile. Inoltre era famoso perché il 24 maggio 1915 alle ore 4, da uno dei suoi cannoni era partito il primo colpo che diede avvio alle operazioni belliche italiane della Prima Guerra mondiale. Fanton Umberto Giuseppe è il secondo bovolonese caduto nella Prima Guerra mondiale a soli tre giorni di distanza dal primo, il soldato Conte Giorgio. La gente del paese mormorava contro chi aveva voluto la guerra. I familiari dei militari al fronte iniziavano a vivere un periodo interminabile di angoscia per la sorte dei propri cari. La media dei caduti di Bovolone sarà di un soldato ogni 6 giorni. Il suo nome non è scritto sul monumento.

(Seguono aggiornamenti)

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  1. www.healthylifestyle.it Reply

    Post davvero sensazionale, Congratulazioni!

  2. Costantino Meo
    Costantino Meo Reply

    Grazie per i complimenti! Ed è proprio vero molti non hanno mai fatto ritorno in Patria!

    • lele Reply

      Perche’ non continuate la ricerca…

  3. lele Reply

    Molti non hanno mai riportato il corpo in patria……….

  4. lele Reply

    complimenti per l’accurata ricerca

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